mercoledì 29 luglio 2009

Migliaia di civili somali in fuga attraverso il Golfo di Aden

Il viaggio è molto pericoloso e si rischia la vita. Finora quest'anno si contano circa 300 morti o dispersi.


Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), gli scontri in atto a Mogadiscio e in Somalia centrale stanno costringendo migliaia di civili somali a rischiare la loro vita per attraversare il Golfo di Aden e cercare asilo in Yemen.
Dallo scorso 7 maggio circa 12.000 persone hanno raggiunto e trovato rifugio temporaneo nella città di Bossaso, nella Somalia settentrionale. La maggior parte di loro sta aspettando la prima occasione offerta dagli scafisti per affrontare il pericoloso viaggio attraverso il golfo. Questi sfollati fanno parte di un gruppo di circa 232.000 somali costretti a lasciare le loro case dal 7 maggio, quando in diversi quartieri della capitale somala sono divampati gli scontri tra i gruppi miliziani di Al-Shabaab e Hisb-ul-Islam e le forze governative.
Secondo quanto riferito dai partner dell’UNHCR a Bossaso, le aree dove si stabiliscono generalmente i potenziali migranti stanno diventando sempre più affollate e gli scafisti starebbero già ricevendo le prenotazioni e il denaro dai somali che vogliono recarsi in Yemen. Poiché il mare è già molto pericoloso a causa delle condizioni atmosferiche, è probabile che la maggior parte delle persone rimanga accampata a Bossaso e aspetti fino a settembre, quando i venti saranno più favorevoli.
Nel 2008 oltre 50.000 persone hanno raggiunto le coste dello Yemen – con un incremento del 70% rispetto al 2007. Questo trend è proseguito anche durante i primi sei mesi del 2009 con circa 30.000 nuovi arrivi – pari alla cifra totale del 2007. Il viaggio è molto pericoloso. Oltre 1.000 persone sono affogate nel 2008 perché gettate in mare o costrette a sbarcare troppo lontano dalla riva da scafisti senza scrupoli. Finora quest’anno sono circa 300 i morti o dispersi.
Il fenomeno dei viaggi della speranza aumenta il peso che grava sulle limitate risorse dello Yemen e pone ulteriori sfide al governo che cerca di conciliare i doveri posti dal diritto internazionale con la necessità di proteggere il paese dall’immigrazione illegale.
Quando i nuovi arrivati toccano le coste Yemenite, i partner dell’UNHCR li prelevano e li portano in uno dei centri di accoglienza dove vengono registrati e viene data loro assistenza di base, come cibo, alloggio, assistenza medica e supporto per 2-3 giorni, finché non si riprendono dal viaggio.
Il governo yemenita riconosce i somali come rifugiati prima facie. Ai rifugiati somali viene proposto di alloggiare nel campo di Kharaz, nel governatorato di Lahj, a circa due ore di guida a ovest di Aden. A Kharaz ricevono protezione legale e fisica e assistenza. Nel campo vivono circa 13.000 rifugiati, per lo più somali, ed è quasi del tutto gestito dall’UNHCR in cooperazione con altre agenzie ONU e con ONG locali e internazionali. Oltre alla popolazione del campo, ci sono decine di migliaia di rifugiati che hanno deciso di stabilirsi in aree urbane in tutto il Paese.

Fonte: l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

Nessun commento: