mercoledì 22 luglio 2009

C’era una volta “l’orgoglio italiano”, poi arrivò Silvio Berlusconi

Il premier italiano oggi all'inaugurazione del cantiere della Brebemi: "Qui ci sono tante belle figliole. Io non sono un santo, lo avete capito tutti: speriamo lo capiscano anche gli amici di Repubblica".
di Domenico Condito

Scriveva Corrado Alvaro che “non esiste difetto che, alla lunga, in una società corrotta, non diventi pregio; né vizio che la convenzione non riesca ad elevare a virtù”. Può anche essere allora che il presidente Berlusconi, anche dopo l’ammissione di oggi, non perda il consenso della maggioranza degli italiani e continui a governare allegramente un paese ormai privo di senso etico e civile. Ma che egli possa rappresentare l’Italia all’Estero con onore è ormai una prospettiva priva di qualsiasi fondamento, e questo è certamente un grande danno per il paese. Ascoltatelo mentre spiega il G8 alla prostituta di turno, e poi chiedetevi cosa sia rimasto oggi dell’orgoglio italiano. Nel resto del Mondo la delegittimazione morale del premier "italico" è assoluta. Basta scorrere i giornali stranieri sul web, o fare un po’ di zapping sul satellite per rendersene conto. Eppure le parole pronunciate oggi dal premier all’inaugurazione della Brebemi hanno suscitato l’ilarità compiaciuta dei presenti. Fra quest’ultimi il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Particolarmente sboccata la sua risata, impietosamente sottolineata dalle telecamere. La triste metafora di un paese involgarito, un tempo a maggioranza cattolica, che ha svenduto fede, onore e dignità al “vitello d’oro” della Val Padana.

1 commento:

Susete Evaristo ha detto...

Já o primeiro ministro de portugal em vez de se preocupar com a governação do país andou poe esse mundo fora, no ano passado a ser caixeiro viajante de uma empresa portuguesa apresentando um computador "Magalhães" como se fosse de origem portuguesa e que ainda por cima tem traduções completamente erradas.
No entanto em Portugal a currupção alastra a olhos vistos.