mercoledì 1 luglio 2009

Berlusconi, morale e Chiesa cattolica

di Domenico Condito

Nell'articolo pubblicato su "Utopie calabresi", “Berlusconi, il berlusconismo e il declino morale dell’Italia”, avevo indirizzato un attacco alla Conferenza Episcopale Italiana, per la mancata presa di posizione sulle accuse pesantissime mosse al premier Berlusconi nelle ultime settimane. La vicenda alla quale si fa riferimento è emblematica della gravissima crisi morale che attraversa l’Italia, l’ultimo atto di un declino che sta destrutturando la coscienza etica e civile del Paese. Ma questa volta i Vescovi italiani tacciono, colludono colpevolmente con un regime corrotto che nessun altro paese civile sarebbe disposto a tollerare. Eppure, negli ultimi anni, con incedere sempre più fermo e vigoroso, i prelati italiani non avevano mai perso occasione per intervenire nella vita pubblica del nostro Paese. In nome della salvaguardia dei valori morali hanno preso posizione sulla vicenda di Eluana Englaro, hanno preteso interventi a favore della scuola privata, si sono opposti ai Pacs, hanno dato indicazioni per orientare “moralmente” il voto degli italiani, sollecitato modifiche della legge 194, bacchettato i parlamentari d’area cattolica richiamandoli all’ordine. Ma soprattutto hanno rivendicato con forza il diritto di potersi pronunciare su tutte le questioni politiche e sociali che chiamano in causa le grandi scelte etiche. Non sono fra coloro che contestano la legittimità dei loro interventi nella vita pubblica italiana, pur non condividendone spesso gli orientamenti, ma da cattolico m’indigna oggi la loro pericolosa latitanza, il loro senso dell’opportunismo politico, la loro complicità col potere. A rischio sono la credibilità delle Istituzioni e la dignità dell’intero Paese, che fra puttane e puttanieri ha smarrito il senso della propria identità. Una devastazione etica, politica e culturale che nessuno sembra più in grado di arginare.

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